lunedì 4 aprile 2016

19th Century Silver Plated Lunch Box

19th Century Silver Plated Lunch Box
Pietanziera in argento placcato presumibilmente risalente a fine ottocento o primi anni del novecento. Dimensioni: 30 x 30 x 12 cm. Provenienza "Art Gallery" Arezzo.


giovedì 31 marzo 2016

Etching by Giuseppe Migneco, entitled "Il vecchio", undated

Etching by Giuseppe Migneco, entitled "Il vecchio", undated
Acquaforte di Giuseppe Migneco, intitolata "Il vecchio", non datata, dimensioni foglio 50 x 70 cm, esemplare 96/ 120.

Giuseppe Migneco

Nato a Messina nel 1908, dopo aver fatto gli studi classici nella città natale, si trasferisce nel 1931 a Milano dove comincia a studiare medicina. Lì si guadagna da vivere e inizia l'ingresso nel mondo dell'arte disegnando bozzetti per il "Corriere dei piccoli" e facendo il ritoccatore per l'editore Rizzoli. In questo periodo comincia l'attività pittorica realizzando dipinti dai contenuti autobiografici. Nel 1934 avviene la svolta. Entra in contatto con Aligi Sassu, Renato Birolli, Raffaele De Grada dai quali resta incantato. Nel 1937 è tra i fondatori del movimento di "Corrente" che raggruppa artisti provenienti da diversi orizzonti culturali, con il comune intento di aprirsi alla cultura moderna europea, rifiutando l'isolamento culturale imposto dalla politica fascista. In "Corrente" affluiscono, nel tempo, artisti con visioni dell'arte molto diverse, uniti inizialmente per respingere canoni pittorici ormai superati, che prenderanno poi strade diverse, come Arnaldo Badodi, Birolli, Broggini, Cassinari, Cherchi, Gauli, Guttuso, Manzù, Morlotti, Paganin, Sassu, Valenti, e Vedova. Nel dopoguerra Migneco affina il suo gusto per il "realismo sociale" subendo l'influsso dei pittori murari messicani. Un suo ammiratore lo definì “intagliatore di legno che scolpisce col pennello”. Negli anni cinquanta la fama, ormai consolidata, consacra Giuseppe Migneco fra i maestri dell'arte italiana contemporanea, espone nelle più prestigiose gallerie nazionali ed estere: Göteborg, Boston, Parigi, Stoccarda, New York, Amsterdam, Amburgo e Zurigo. Nel 1958 partecipa alla XXIX Biennale d'arte di Venezia. I suoi colori sempre forti e vivaci che ricordano la sua Sicilia dai tratti violenti e netti, i volti duri e coraggiosi rendono le sue tele espressione della lotta esistenziale, nel continuo e profondo confronto con l'umanità e con gli eventi che l'assediano, nella coscienza e nella speranza di libertà e di memoria, al di là dell'assurda solitudine dell'esistenza. Migneco si spegne a Milano il 28 febbraio del 1997. (fonte: Wikipedia).


mercoledì 23 marzo 2016

"A love story", woodcut monotype printmaking by Felice Botta, 2015

"A love story", woodcut monotype printmaking by Felice Botta, 2015
"Una storia d'amore", xilografia di Felice Botta, 2015. Dimensioni: 12 x 12 cm.

"Amare una persona significa accettarla, in tutte le sue sfaccettature, angolosità, nelle piccole e grandi imperfezioni che la rendono vera, reale, viva. Accettarla com’è nella sua totalità, lasciandola qual è. È così che Felice Botta ama i suoi legni, che ricerca, che trova, che archivia, fino al momento in cui li sceglie per una delle sue opere, lasciandoli sempre quali sono, niente aggiungendo, niente togliendo. Il suo segno, tanto semplice e forte, appare solo negli accostamenti, nella composizione, tratto magico, serpeggiante fra gli antichi legni." (Dal sito di Felice Botta - Interno 9)

"Una storia d'amore", ci è stata regalata dalle nostre nipoti Giulia e Carlotta, e dal fratello Paolo e cognata di Elena, Francesca, in occasione delle Nozze d'Argento.

Sito. Felice Botta - Interno 9


lunedì 21 marzo 2016

Large Nain Persian Carpet, handmade, XX Century, fine quality

Large Nain Persian Carpet, XX Century, fine quality
Grande tappeto persiano Nain, qualità fine, realizzato a mano nel XX secolo. Acquistato presso Elyasy di Firenze (1975/ 1985). Dimensioni: 340 cm x 217 cm.


Nain è una piccola cittadina che sorge a km150 da Isfahan sulla strada verso Kirman. Nonostante le sue piccole dimensioni e la sua recente ascesa nel mondo del tappeto (la produzione di tappeti ha avuto inizio a Nain soltanto nel 1930), il nome di Nain è tra i più conosciuti e rinomati. La loro principale caratteristica che li differenzia da tutto il resto della produzione Persiana è quella di non utilizzare in nessun modo il colore rosso (tranne rare eccezioni), colore che è invece predominante e presente in tutte le altre manifatture. I Nain invece, pur realizzando disegni tradizionali a medaglione e ad albero della vita, fanno grande uso di tutte le gradazioni del blu: dal blu notte al celeste piu chiaro ed hanno pertanto una predominanza di colori freddi. Il blu viene contrapposto ad un colore chiaro che può spaziare tra il ghiaccio e tonalità di beige un po' più calde. Per quanto riguarda la lavorazione è qualitativamente molto variegata..... . (Via: Elyasy)


Ferruccio Laviani's Gé Suspension Lamp for Kartell, 2005

Ferruccio Laviani's Gé Suspension Lamp for Kartell, 2005
Gé è una lampada a sospensione di Ferruccio Laviani (2005) disegnata per Kartell, ricorda gli antichi lampadari veneziani, con la superficie metallica trasformata in un effetto plissé.
Anche il rosone in policarbonato decorato ricorda quella degli antichi lampadari veneziani.
Realizzata interamente in policarbonato, Gé è disponibile in due versioni.
La prima nasce dall'effetto della trasparenza e dei suoi colori tenui e sofisticati. La seconda nasce dall'effetto del bianco e nero abbinati all'oro e alla versione cromata.
Il cavo è regolabile in lunghezza.

Sito: Kartell



venerdì 18 marzo 2016

Four Artemide Ernesto Gismondi Utopia 32 Wall Ceiling Lights, 1990

Four Artemide Ernesto Gismondi Utopia 32 Wall Ceiling Lights, 1990
Quattro luci Artemide Utopia 32 progettate nel 1990 da Ernesto Gismondi. Struttura in metallo verniciato grigio, diffusore in bianco serigrafato sabbiato vetro. Dimensioni: 32 cm, Profondità: 20 cm.

Utopia 32 - Artemide
Utopia 32 è un classico della collezione Artemide. Utopia è una lampada da parete o da soffitto che presenta una struttura in metallo verniciato grigio metallizzato. Diffusore in vetro sabbiato serigrafato. Emissione di luce diffusa. Colore: bianco. Il modello Utopia 32, date le sue dimensioni intermedie, può essere montato indistintamente come lampada da parete o come lampada da soffitto. Ernesto Gismondi, 1990 (Via: Zanino).


Oil on panel by Roberto Barni, "Chiaro di luna - Vecchia corte toscana", undated

Oil on panel by Roberto Barni, "Chiaro di luna - Vecchia corte toscana", undated
"Chiaro di luna - Vecchia corte toscana", olio su tavola di Roberto Barni, opera non datata (presumibilmente tra il 1970 e il 1980), dimensioni 24 x 34 cm.

Roberto Barni (Pistoia, 1939) è un pittore e scultore italiano.
Le sue opere sono collocate presso il Giardino di Daniel Spoerri a Seggiano, nel complesso del Cavallaccio a Firenze, in Piazzetta degli Ortaggi a Pistoia, a Villa Celle presso Pistoia, e a Groningen, nei Paesi Bassi.
Nel 1992-93 partecipò alla mostra "The artist and the book in the twentieth century in Italy" al Museum of modern art di New York, insieme ad artisti quali Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Giorgio de Chirico, Renato Guttuso, Filippo Tommaso Marinetti, Amedeo Modigliani, Emilio Vedova ed altri.
Nel 2008 partecipò alla mostra "Estetika. Forma & segno. Da Renoir a de Chirico" ad Arona, dove erano presenti opere, fra gli altri, di Georges Braque, Mark Chagall, Carlo Carrà, Salvador Dalí, Giorgio de Chirico, Max Ernst, Joan Miró, Pablo Picasso, Arnaldo Pomodoro, Pierre-Auguste Renoir, Henri de Toulouse-Lautrec e Andy Warhol. (Via: Wikipedia)


giovedì 17 marzo 2016

A Walnut Bench 16TH - 17TH Century

A walnut bench XVI - XVII Century
Panca in legno di noce XVI - XVII secolo con supporti lavorati.
Dimensioni: altezza: 53,5 cm, larghezza 160 cm, profondità 30,5 cm.
Anno di acquisto: 1970/ 1980


Attualmente la utilizzo come scaffale per la conservazione dei volumi dell'Enciclopedia Universale dell'Arte curata dalla Fondazione Cini - UNEDI.



giovedì 18 febbraio 2016

Set of four coffee tables in trasparent tempered glass by Pierangelo Gallotti (1975)

Set of four coffee tables in trasparent tempered glass by Pierangelo Gallotti (1975)
Serie di 3 tavolini tipo T35Trio in cristallo trasparente fumé temperato con parti metalliche in acciaio inox lucido e tavolino in cristallo con ruote tipo George 2 con le stesse caratteristiche di Pierangelo Galletti. Anno di realizzazione 1975, acquistato presso "Domus" di Arezzo.
Gallotti&Radice.


mercoledì 17 febbraio 2016

"Tuscana Chair", Piero Sartogo, Nathalie Grenon, Furniture Collection Saporiti SPA (1986)

"Tuscana Chair", Piero Sartogo, Nathalie Grenon, Furniture Collection Saporiti SPA (1986)
Sedia appartenente alla serie "Tuscana", progetto Piero Sartogo, Nathalie Grenon (1986), per Saporiti SPA. Acquistata nella metà degli anni novanta presso "Il Compasso" di Arezzo.
Collezione Arredi "Tuscana", Sartogo Architetti Associati.


"Elena" portrait - pencil and coloured crayon by Frank Lisle (1985)

"Elena" portrait - pencil and coloured crayon by Frank Lisle (1985)
Ritratto di Elena a matita e pastello colorato di Frank Lisle, firmato e datato 1985. Il dipinto è stato effettuato dal noto artista inglese durante un periodo di studio di Elena in Inghilterra dove fu ospitata presso la sua abitazione.

Frank Lisle (1916 - 1986), artista e ritrattista inglese: Lisle Art




martedì 16 febbraio 2016

Painting by Francesco Galeotti, Naïve Art, L'imbeccata, (1966)

Painting by Francesco Galeotti, Naïve art, L'imbeccata, (1966)
"L'imbeccata", pittura ad olio di Francesco Galeotti, pittore toscano naif, firmata e datata dallo stesso Galeotti nel 1966, acquistata presso la Galleria Spinetti di Firenze nel 1968. Firmata e timbrata sul retro da Italo Spinetti - Galleria d'Arte in Firenze.

Il grande pittore marradese Francesco Galeotti. 
Galeotti era nato il 25 maggio 1920 a S.Adriano di Marradi (Firenze) dove è morto martedì 22 febbraio 2011. A due anni dalla sua scomparsa lo ricordiamo commossi, insieme a tutti gli amici dell’Associazione “Il Maestro di Marradi”, che ha istituito, fin dal 2008, una personale sezione amici di Francesco Galeotti che realizzò in occasione del suo novantesimo compleanno il libro “Francesco Galeotti: novant’anni di vita a colori”, monografia che ho curato personalmente e che fu presentata sabato 19 giugno 2010 nel Teatro degli Animosi di Marradi, dove, alla presenza del Maestro Francesco Galeotti e della premurosa moglie Maria intervennero Paolo Bassetti Sindaco di Marradi, Cecilia Filippini e Mirna Gentilini. Su Galeotti Ho scritto che : “Se il Maestro di Marradi, ha colorato di porpore e di ori il nostro artistico passato, Francesco Galeotti occupa con grandi meriti un posto di rilievo per le sue meravigliose tele ricche di inconfondibili colori. Contadino, iniziò a dipingere fra le soste delle sue fatiche nel 1952. La sua predisposizione naturale lo avvicinarono al grande pittore macchiaiolo Eduardo Gordigiani durante i soggiorni a Popolano del maestro toscano. Ma la vera esplosione fantastica di Galeotti lo portò ad allontanarsi ben presto come sostenne, Anatole Jakovsky, dal lato aneddotico delle cose rappresentate, a tal punto che la forma e gli elementi che popolano le sue tavole acquistano una vita pressoché indipendente. Tali sono ad esempio i girasoli, le faraone e gli uccelli che finiscono per vivere un mondo fantastico abitato dalla poesia. Quando Firenze, a Palazzo Vecchio, allestì la grande rassegna europea sui primitivi del XX secolo, da Rousseau il Doganiere a Ligabue, Galeotti venne scelto per rappresentare la Toscana e l’Italia. Cataloghi, giornali riviste d’interesse nazionale ed internazionale hanno parlato di lui e pubblicato riproduzioni delle sue opere con le caratteristiche faraone ed i girasoli. Le opere di Galeotti si trovano in raccolte pubbliche e private europee e americane tra le quali: Museo Nazionale dei naif italiani di Luzzara (Reggio Emilia) Collezione della Baronessa Rockfeller (trenta dipinti distribuiti oggi nei Musei degli Stati Uniti)- Coll. Zavattini-Raggianti-Bargellini-Mazzacurati-Ferrante-Viotti-Nevio Iori-Galleria d’Arte Moderna di Firenze, Museum of Modern Art di New York- Colchester Gallery di Greenwich. In occasione del secondo anniversario della scomparsa del “Pittore Contadino”, sottolineiamo, positivamente come Marradi e la sua Amministrazione Comunale abbiano realizzato, con assoluta tempestività, uno straordinario progetto per ricordare il grande pittore dedicandogli nel settembre 2012 una mostra permanente all’interno del Centro culturale Dino Campana: una sala con un allestimento che fa ‘immergere’ il visitatore nella vita e nei colori del Pittore attraverso quindici opere della collezione privata cedute di recente al Comune dalla moglie Maria Petronici Galeotti. Il Comune di Marradi ha poi messo in cantiere una serie di iniziative fra le quali un concorso di pittura per i giovani delle scuole che prenderà il via nelle prossime settimane. La moglie Maria e la famiglia ricorderanno Francesco con una funzione religiosa nella Chiesa di sant’Adriano il 22 febbraio. Rodolfo Ridolfi  (Via: Marradinews).



mercoledì 7 gennaio 2015

Lithography by George Grozs, Buergerliche Welt, das werk "Ecce Homo", (1922 - 1923)

George Grozs, Mondo Borghese, dalla cartella "Ecce Homo"
Litografia in b/n, firmata Geoge Grozs, intitolata "Mondo Borghese, dalla cartella "Ecce Homo", anno 1922 - 1923,  facente parte di una collezione di sedici litografie a colori e ottantaquattro in bianco e nero, esemplare 32/ 50, dimensioni: 36 x 26,5 cm.
La litografia è stata acquistata durante l'esposizione a Villa Giulia tenutasi a Roma tra il dicembre del 1981 e il gennaio del 1982.

Ecce homo: ecco l''uomo, ecco cosa è l'uomo: L'uomo non è altro che questo. La denuncia di Grosz è d'inequivocabile chiarezza ..... (Maurizio Calvesi).

George Grosz (nome d'arte di Georg Ehrenfried Groß; Berlino, 26 luglio 1893 – Berlino, 6 luglio 1959) è stato un pittore tedesco.

Tra il 1909 e il 1911 studiò all’Accademia di Dresda, con l’intenzione di diventare pittore di storia. Eseguì quindi copie di opere dei maestri antichi, in particolare di Rubens, esposti nella pinacoteca di Dresda; in questo periodo eseguì anche disegni per giornali e riviste satiriche, utilizzando lo stile della caricatura.
Nel 1913 soggiornò a Parigi, dove entrò in contatto con le avanguardie del cubismo e del futurismo e dove poté ammirare da vicino le opere di Francisco Goya, di Honoré Daumier e di Henri de Toulouse-Lautrec. Fu in questi anni che il suo stile subì un processo di progressiva semplificazione delle forme, sotto l'influenza dell’espressionismo, del cubismo e del futurismo, diffusi tra i giovani artisti del tempo.
Nel 1914 Grosz si arruolò nell’esercito tedesco, ma venne presto congedato per motivi di salute; sembra però che il vero motivo del congedo fu uno shock psicologico per il quale fu ricoverato in un ospedale militare.
Tornato alla pittura, tra il 1915 e il 1917 la riduzione grafica del segno si radicalizzò per esprimere il franamento morale seguito alla disfatta prussiana: su tale stile Grosz basò la produzione degli anni seguenti, caratterizzati dall’adesione al movimento dada berlinese e da posizioni politiche rivoluzionarie.
Nel 1919 fu arrestato per aver partecipato alla rivolta spartachista; nello stesso anno si unì al Partito Comunista di Germania.
A partire dal 1920 fu più volte denunciato e processato per incitamento all’odio di classe, oltraggio al pudore, vilipendio alla religione e ingiurie contro le forze armate.
La produzione artistica di quegli anni si basava su di un linguaggio di matrice cubista e futurista che mescolava fonti artistiche auliche del passato a iconografie volgari e popolari. Passò così da disegni caricaturali ad apocalittiche e violente vedute urbane ad una grafica programmaticamente politica, per approdare infine al movimento della Nuova oggettività, alla cui mostra di Mannheim del 1925 Grosz partecipò. Nei dipinti, ma soprattutto nei disegni e nelle litografie di questo periodo, si riflette l’immensa tragedia del dopoguerra tedesco. Strade, tuguri, salotti, caserme, sono come vivisezionati dalla matita corrosiva di Grosz, che senza ironia ne svela impietosamente l’ipocrisia e la violenza. Il suo stile duro e spigoloso, talvolta infantile e pornografico, è ideale per illustrare persone misere, prostitute, ubriachi, assassini, soldati feriti, con una violenta componente di critica sociale nei confronti della spietata avidità dei ceti dirigenti e di volgari uomini d’affari, nascosta sotto la maschera della rispettabilità. Le deformazioni dell’espressionismo e le semplificazioni del disegno infantile e dell’immaginazione popolare conferiscono una cruda incisività al segno, mentre i piani multipli e gli effetti simultanei del cubismo e del futurismo danno analisi e precisione nei particolari, in una struttura di insieme esaltata e visionaria. I suoi disegni, molti dei quali a inchiostro e acquerello, hanno contribuito notevolmente all’immagine che molti hanno della Germania degli anni Venti.
Nel 1933, con l’avvento del nazismo, Grosz fu considerato un artista degenerato e per questo motivo lasciò la Germania per insegnare a New York; nel 1938 ottenne la cittadinanza degli Stati Uniti. La produzione del periodo americano è però meno incisiva, nonostante i ritorni, in chiave surrealista, alla grafia violenta e spietata di un tempo.
Nel 1958 tornò a vivere in Germania. George Grosz morì a Berlino il 6 luglio 1959 a 65 anni. La causa del suo decesso è decisamente singolare: giunto a notte fonda davanti alla sua casa Grosz, ubriaco, aprì la porta della cantina anziché quella di ingresso. Il risultato fu una rovinosa caduta che gli costò la vita. (tratto da wikipedia)



mercoledì 27 agosto 2014

Large kitsch mirror 60s - 70s in gilded wood

Large kitsch mirror 60s - 70s in gilded wood
Grande specchiera kitsch in legno dorato ispirata al tardo periodo imperiale francese, probabilmente risalente agli anni '60 - '70, di fabbricazione italiana. Dimensioni: da rilevare
L'ho trovata appoggiata ai bidoni della spazzatura e temporaneamente l'ho messa in cantina prima di trovargli una disposizione definitiva. 
Tuscan Glam mi ha dato alcuni consigli, apprezzando la scelta di averla salvata dalla discarica.




venerdì 30 maggio 2014

Affiche Illustreé Collection


Collezione di locandine e poster raccolti in occasione di esposizione d'arte e viaggi. Facente parte di una collezione più grande appartenente a mio padre e successivamente suddivisa tra fratelli, quella in mio possesso comprende più di cento poster arricchita da acquisti personali. Alcuni sono stati incorniciati e fanno parte dell'arredamento della casa, altri sono conservati in un raccoglitore.



mercoledì 28 maggio 2014

Lithography by Roberto Crippa, Untitled (1970 - 1972)

Lithography by Roberto Crippa, Untitled (1970 - 1972)
Litografia a colori di Roberto Crippa, senza titolo, presumibilmente databile tra il 1970 e il 1972, firmata dall'autore a lapis e numerata. Esemplare 25/60; timbro a secco Torchio, Milano - Italy; dimensioni: 69 x 48.5 cm.

Note biografiche
Dopo aver cominciato a dipingere nel 1945, in stile figurativo con influenze cubiste vicine allo stile di Picasso, aderì al movimento spazialista con Lucio Fontana, Gian Carozzi, Giorgio Kaisserlian, Beniamino Joppolo, Milena Milani, Sergio Dangelo, Carlo Cardazzo, Cesare Peverelli.
Diplomatosi in arte nel 1947/1948 all'Accademia di Brera (dove incontrò Aldo Carpi, Carlo Carrà e Achille Funi), partecipò l'anno successivo alla Biennale di Venezia, ed espose opere alla Triennale di Milano. Di nuovo nel 1950, 1954 e 1956 fu presente alla Biennale e sempre nel 1950 espose a Trieste nel corso di una collettiva dal titolo Arte spaziale. A seguito dell'amicizia con Lucio Fontana, fu uno dei firmatari del terzo "Manifesto dello Spazialismo" (Proposta di un regolamento) del 1950.
Nel 1951 partecipò anche al "Manifesto dell'Arte Spaziale".
L'opera di Crippa all'inizio degli anni cinquanta si incentrava attorno a serie di dipinti detti Spirali, di carattere geometrico e astratto: con il gesto geometrico quasi-circolare (ma mai perfettamente tondo) Crippa creava degli spazi involuti, da cui si generavano raggi che idealmente si proiettavano fuori dalla bidimensionalità della tela, in linea coi principi del "Manifesto" spazialista.
Divenuto noto anche all'estero per le sue opere, Crippa raggiunse New York, dove conobbe i surrealisti Max Ernst, Victor Brauner e Yves Tanguy, ed espose alla galleria di Alexander Iolas.
Le Spirali cambiarono, divenendo più pesanti, incisive ed involute, interlacciate tra di loro. Queste figure, sviluppate tra il 1954 e il 1956 vengono definite Totem.
Nel 1955 passò alla produzione di opere polimateriche, che popolarono una mostra personale presso la galleria del Naviglio di Milano. L'anno successivo l'ispirazione dei dipinti polimaterici venne sviluppata ulteriormente, con la produzione di opere in ferro, bronzo, acciaio ispirate al simbolismo primitivo. Con queste opere partecipò alla Biennale del 1958.
L'uso di materiali originali nel 1960 sfociò nella produzione di opere in amianto, sughero, carta di giornale e velina, unite con diversi materiali e colori. Le opere furono esposte in una mostra itinerante che raggiunse il Giappone, gli Stati Uniti e l'Australia.
Nel 1962 rimase vittima di un incidente di volo: Crippa era un appassionato di acrobazia aerea, tanto che nel 1971 fu invitato come rappresentativa italiana ai Campionati Mondiali di acrobazia aerea. L'incidente del '62 lo costrinse sulla sedia a rotelle per quasi un anno: ciò nonostante, partecipò con i suoi quadri a diverse esposizioni in Europa e Stati Uniti.
In questa fase Crippa passò a dipingere paesaggi (Landscape), con la tecnica polimaterica e con il consueto stile astratto. Sempre di questo periodo sono le amiantiti, non-dipinti realizzati con sottili fogli di amianto applicati su una tavola incisa.
Nel 1967 lo Stato della Rhodesia dedicò a Crippa un francobollo; l'anno successivo l'artista, pienamente ripresosi, partecipò alle Biennali di Venezia e di Mentone.
Nel 1972, durante un volo di preparazione ai Campionati Mondiali l'aereo di Crippa precipitò nei dintorni dell'aeroporto di Bresso, uccidendo l'artista e il suo allievo Piero Crespi.
 Nel (2013) è stato edito il secondo volume delle opere di R. Crippa. Edizioni: Galleria Pace, Curatori del catalogo: Gimmi Stefanini Presidente di Galleria Pace e Roberto Crippa Jr. (Estratto da: Wikipedia).



martedì 27 maggio 2014

17th Century Italian Spool Chair

17th Century Italian Spool Chair
Sedia italiana a rocchetto del XVII secolo, realizzata in noce con la seduta ricoperta in pelle. 
Dimensioni: 121 x 61 x 61 cm
La sedia, che fu regalata a mio padre in occasione della sua laurea in medicina alla fine degli anni cinquanta, necessita di un restauro conservativo della copertura.



venerdì 23 maggio 2014

Lithography by Mino Maccari, Untitled (1965 - 1970)

Lithography by Mino Maccari, Untitled (1965 - 1970)
Litografia di Mino Maccari (1965 - 1970), prova d'artista, tiratura di alcune prove d'artista successivamente stampate e firmate in 300 esemplari per la Rinascente di Roma. Dimensioni: 34,9 x 59,4 cm.
L'opera è stata acquistata da mio padre intorno agli anni novanta.

Note biografiche di Mino Maccari pittore
Nasce il 24 novembre 1898 in una famiglia della piccola borghesia senese. (...). Vasta la sua produzione grafica che va da l'Album di Vallecchi (1925), Il trastullo di Strapaese (1928) a Linoleum (1931). Maccari illustra nel 1934 La vecchia del Bal Bullier di Antonio Baldini e nel 1942 pubblica la cartella Album, cui seguono Come quando fuori piove e Il superfluo illustrato. Per la sua opera pittorica ricca di evidenti accentuazioni cromatiche e pennellate veloci, il disegno violento unito al tratto vivo del segno grafico delle sue incisioni, viene riconosciuto dalla critica artista completo. Nel secondo dopoguerra continua ancora ad acquisire riconoscimenti, merito di un prolifico lavoro creativo, e a presentare mostre personali. Nel 1962 gli viene anche affidata la presidenza dell'Accademia di San Luca a Roma e riesce ad ottenere una mostra personale alla Gallery 63 di New York. Sterminata è la sua produzione di disegni, acquarelli, tempere ecc., a volte in collaborazione con case editrici di prestigio; merita citare, solo come ottimo esempio, i 32 disegni in b/n e a colori con i quali illustrò Il gusto di vivere, volume che raccoglie scritti di Giancarlo Fusco, curato da Natalia Aspesi e pubblicato dalla Laterza nel 1985. Muore senza grandi clamori, in silenzio, novantenne, a Roma il 16 giugno 1989. (Estratto da: Wikipedia).

mercoledì 21 maggio 2014

Pair of Louis Philippe Style Chairs

Louis Philippe Style Chair
Due seggioline stile Luigi Filippo, presumibilmente della fine del XIX secolo.
Le seggioline ci sono state regalate da mio padre in occasione dell'acquisto della nostra prima casa.


venerdì 11 aprile 2014

A 17th century desk table with two drawers and carved legs

A 17th century desk table with two drawers and carved legs
Stupendo tavolo scrivania del XVII secolo con due cassetti e gambe lavorate presumibilmente di origini toscane. Dimensioni: 154 x 66 x 80 cm.
Questo oggetto è stato acquistato da mio padre negli anni sessanta.





lunedì 24 marzo 2014

Lithography by Piero Dorazio, Untitled (1979)

Lithography by Piero Dorazio, Untitled (1979)
Piccola litografia firmata Dorazio, "E.A.", epreuve d'artiste, anno 1979, senza titolo, tiratura 7/10, dimensioni foglio: 30 x 15 cm.
Origine sconosciuta, acquistata tra il 1980 e il 1990 da mio padre.


Piero Dprazio
Dorazio nasce a Roma dove, terminati gli studi classici, studia per quattro anni architettura.
Molto giovane, nel 1944, incontra la corrente astrattista della capitale ed inizia una serie di collaborazioni con i suoi protagonisti. Dal 1945 partecipa come esponente di spicco all'attività del gruppo Arte Sociale. Assieme agli amici Lucio Manisco, Mino Guerrini e Achille Perilli frequenta nel primo dopoguerra lo studio di Renato Guttuso, ma ben presto si allontanò dalle tesi del realismo socialista ed aderì al movimento dell'astrattismo.
Nel 1947 figura tra i firmatari del manifesto del Gruppo Forma 1, assieme a Ugo Attardi, Pietro Consagra, Mino Guerrini, Achille Perilli, Antonio Sanfilippo, Giulio Turcato e Carla Accardi. Sempre nel 1947 vince una borsa di studio dell'École nationale supérieure des beaux-arts di Parigi, dove risiederà per un anno.
Nel 1948 partecipa alla Rassegna nazionale di arti figurative (V Quadriennale Nazionale d'Arte) di Roma.
Con Perilli e Guerrini nel 1950 apre in via del Babuino, a Roma, la libreria-galleria “L'Age d'Or”, che nel 1951 si fonderà con il gruppo “Origine” di Mario Ballocco, Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi, Ettore Colla, dando vita alla “Fondazione Origine”, nel cui ambito Colla e Dorazio pubblicano la rivista “Arti Visive”.
Nell'estate di 1953 viene invitato allo Harvard International Seminar, alla Harvard University, a Cambridge, dove terrà due conferenze. A settembre Virginia Dortch diventa sua moglie e si stabiliscano a New York dove tenne le sue prime esposizioni personali nella Wittenborn One-Wall Gallery e nella Rose Fried Gallery nel 1954. Durante il suo soggiorno negli Stati Uniti venne a contatto con le personalità più importanti dell'epoca come i pittori Willem de Kooning, Mark Rothko, Jackson Pollock, Barnett Newman, Robert Motherwell ed il critico d'arte Clement Greenberg.
In questo periodo, Dorazio si concentra anche sullo studio degli scritti di Kandinsky, la cui teoria sugli aspetti immateriali della pittura lo influenzerà notevolmente [1] In seguito tornò in Italia dove contuinuò un'intensa e costante attività espositiva con personali alla Galleria Apollinaire di Milano, alla Galleria del Cavallino a Venezia nel 1955 e alla Galleria La Tartaruga a Roma nel1957.
Compie periodicamente soggiorni artistici in molte città europee tra le quali Parigi, Londra, Praga, Düsseldorf e Berlino che contribuiranno a diffondere la sua popolarità e la sua fama anche lontano dall'Italia.
Nel 1959 partecipa a Documenta 2 a Kassel.
Nel 1960, fonda il dipartimento di belle arti alla School of Fine Arts nella Pennsylvania University di Filadelfia, che negli anni sessanta era stata riconosciuta come la scuola d'arte e di architettura migliore degli Stati Uniti e della quale ricoprirà l'incarico di direttore e per un semestre l'anno anche di professore sino al 1967.
Espose in tre edizioni della Biennale di Venezia nel 1960 dove invitato da Lionello Venturi gli viene dedicata una sala personale e poi nel 1966 e nel 1988.
Nel 1961 a Berlino, partecipa all'attività del Gruppo Zero insieme a Heinz Mach, Otto Pine e Gunter Uecher, a Parigi riceve il Premio Kandinsky e il primo Premio della Biennale des Jeunes mentre una sua personale è allestita negli spazi del Kunstverein di Düsseldorf.
Nel 1965 partecipa alla mostra "The responsive eye" al MoMA di New York.
Nel 1966 dopo la seconda partecipazione alla Biennale di Venezia espone alla Galerie Im Erker, a San Gallo dove con Giuseppe Ungaretti instaurerà un sodalizio artistico: infatti per l'occasione Ungaretti scrisse un saggio sulla sua pittura per la presentazione del catalogo mentre nel 1967 sarà Dorazio a realizzare una serie di grafiche per accompagnare la raccolta di poesie di Ungaretti intitolata “La luce”.
Nel 1968 Dorazio risiede per sei mesi a Berlino dove insegna presso la Deutsche Akademishe Austauschdienst.
Nel 1970 interruppe definitivamente l'attività di insegnamento per dedicarsi esclusivamente alla pittura.
Nel 1971 aderì all'appello contro il commissario Luigi Calabresi con cui lo si accusava di aver ucciso l'anarchico Pinelli e dopo avere avuto studio a Roma, Parigi, New York, Filadelfia, Berlino, nel 1974 si trasferisce definitivamente a Todi dove acquistò un antico eremo Camaldolese e qui continuò a creare fino all'2005 anno della sua morte. Nel 1984 si sposa con Giuliana Soprani. (tratto da: Wikipedia).

Twenties chandelier with daffodils

Twenties chandelier with daffodils
Piccolo lampadario anni venti in vetro e ottone con narcisi e foglie. Dimensioni:: 98 x 58 cm.
Il lampadario apparteneva alla famiglia di Elena.


martedì 18 marzo 2014

Italian White Ceramic Bowl, XIX Century

Italian White Ceramic Bowl, XIX Century
Grande zuppiera in ceramica bianca di origine italiana, presumibilmente napoletana, del XIX secolo. Dimensioni massime: 34 x 34 cm





lunedì 17 marzo 2014

A fine XVII Century Italian carved chest

A fine XVII Century Italian carved chest
Cassapanca intagliata italiana, presumibilmente toscana, in noce del XVII secolo con piedi ferini. Dimensioni: 138 x 55 x 47 cm.
La cassapanca ci è stata regalata da mio padre in occasione del nostro matrimonio ed è stata acquistata tra il 1970 e il 1980.


giovedì 13 marzo 2014

Lithography by Giuseppe Santomaso, Untitled (1975)

Lithography by Giuseppe Santomaso, Untitled (1975)
Acquaforte a colori di Giuseppe Santomaso datata 1975, Senza Titolo, esemplare 38/65. Dimensioni: 39 x 50 cm.

Giuseppe Santomaso 
Si forma all'Accademia di Belle Arti di Venezia e ha contatti con gli esponenti d' avanguardia di Ca' Pesaro, Rossi, Semeghini e Martini. È presente alle collettive capesarine fin dal 1928 con opere di clima espressionista. Allestisce la sua prima personale milanese nel 1935. Negli ultimi anni Trenta inizia soggiorni all'estero, in Olanda e a Parigi, attratto dalla lezione di Braque, ma mantine nella propria pittura un tipico luminismo veneto. Nel 1939 espone alla galleria Rive Gauche di Parigi e dal 1940 è invitato costantemente alle maggiori esposizioni nazionali ed estere. Esegue afreschi nell'università di Padova nel 1939-40. Del 1942 una personale alla galleria della Spiga di Milano e il lavoro d'illustrazione per liriche di Éluard. Nel 1946 è tra i pittori della Nuova Secessione Artistica Italiana, poi Fronte Nuovo delle Arti di cui firma. In data 1 ottobre, il manifesto con Birolli, Cassinari, Guttuso, Morlotti, Pizzinato, Vedova, Leoncillo, Viani. Dal 1948 espone alla Biennale di Venezia. Vince il premio Incom 1950 e il premio internazionale per la pittura alla Biennale del '54 dove espone un gruppomdi opere presentato da G.C.Argan. Nel 1951 esegue le decorazioni di palazzo Antenore a Padova e vince il Premio Esso. La sua pittura cresce nell'ambito di un naturalismo astratto di grande sensibilità in alterne affinita con le poetiche informali. La sua materia si smagrisce progressivamente divenendo sempre più lumìnosa circonfondendo un oggetto che tende a celarsi. Nel 1952 è con i Basaldella, Birolli, Turcato, Vedova, Corpora, Morlotti e Moreni nel 'Gruppo degli Otto' ed è premiato al 'Golfo della Spezia' e a Gallarate; nel 1953 alla Mostra di pittura all'Università di Trieste, alla II biennale di san Paolo del Brasile e alla Mostra Città di Messina; espone alla Hannover Gallery di Londra. Dal 1954 al 1974 tiene la cattedra di pittura all'Accademia di Venezia. Espone a Documenta di Kassel nel 1955, 1959, 1964. Nel 1956 vince il Premio Graziano alla Galleria del Naviglio di Milano, nel 1957 il premio per l'incisione a Lubiana, nel 1958 il premio Marzotto a Valdagno. Espone alla rassegna '50 ans d'art moderne' all'Expo 58 di Bruxelles; in una personale presentata da G.Mazzariol alla Galleria Pogliani di Roma nel 1959. U.Apollonio, P.Francastel e W Haftmann presentano le sue personali svizzere e tedesche attorno al '60. Nel 1963 illustra con 4 acqueforti 'La mantide atea' di G.Marchiori, suo esegeta fin dagli anni '50; realizza un dipinto murale a St.Gallen. Allestisce antologiche a Amburgo, Berlino e Dortmund nel 1965-66. Nel 1967 espone alla Biennale della grafica di Tokyo e al Teatro di St.Gallen in occasione della prima della pièce di Ionesco 'Triumph der Todes'. N.Ponente lo presenta a Venezia nel 1970; E.Huntinger a Zurigo nel 1973. Del 1971 la collaborazione con l'Università internazionale dell'arte di Venezia. Espone a varie edizioni della Biennale della grafica di Lubiana. Illustra versi di Ezra Pound e di Veronica Franco per edizioni svizzere. Partecipa alla mostra della grafica della XXXVI Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma. È premiato a Cracovia e Tokyo. Nel 1975 esce a Venezia il primo catalogo ragionato della sua pittura; lo stesso anno quello dell'opera grafica a Roma. O.Bohigas presenta l'antologica di Monaco di Baviera nel 1980, G.Ballo quella veneziana de 1982. Del 1983 un'antologica a New York. Santomaso è presente a tutte le rassegne nazionali dedicate all'informale. La pittura di Santomaso testimonia un continuo procedimento di profonda elaborazione del visibile. Da fondi tonali emergono nettamente strutture fantastiche in neri pieni creando un rapporto di grande suggestione tra ipotesi d'ambiente e libertà della luce. (Tratto da Arsvalue)

martedì 11 marzo 2014

19th Second Empire Chair with Original Ormolu

19th Second Empire Chair with Original Ormolu
Seggiolina facente originariamente parte di una coppia. Databile entro la fine del XIX secolo, lo stile II Impero è riconoscibile con le caratteristiche e raffinate decorazioni floreali in bronzo.
Dimensioni: altezza schienale 98 cm., seduta 40 x 42 cm.